Il Borgo Abbateggio – Abruzzo

IL NOME

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L’etimologia è incerta: nelle carte del periodo angioino è riportato il nome di Castrum Abbatigi e in quelle aragonesi il toponimo Batium. Le prime attestazioni del nome risalgono al XII secolo, al tempo dell’invasione normanna del territorio e delle aspre contese con i monaci di San Clemente a Casauria. I normanni, che parlavano l’antico francese, chiamavano la località ab(b)ateis, che ha significato di “cosa abbattuta”: come un “bosco ceduo”, un “bosco abbattuto di recente”.

LA STORIA

873, fondazione del monastero di San Clemente a Casauria: gli storici collocano le origini dell’abitato attuale negli anni successivi a questo evento (983-987).

1006,è documentata per la prima volta la chiesa di San Martino.

1014, è citato il castello di Abbateggio nel Chronicon Casauriense e il nome di Abbatinum figura nel Catalogus Baronum.

1057,il contado passa alla famiglia De Tolfa.

1269, Abbateggio è feudo degli angioini sotto Bertrando del Balzo.

1390, l’abitato appartiene al Regno di Napoli ed è feudo degli aragonesi.

1486, il re Ferdinando I d’Aragona dona il contado di San Valentino, di cui è parte Abbateggio, alla famiglia Orsini, che nel 1583 vende il borgo ai Farnese.

1731, con l’annessione al Regno delle Due Sicilie, termina il possesso dei Farnese.

1799, cittadini di Abbateggio insieme con quelli dei paesi limitrofi partecipano ai moti sanfedisti per riportare al potere i Borbone, contro i francesi della Repubblica Partenopea.

1860, nel periodo dell’Unità d’Italia il paese è coinvolto nel brigantaggio borbonico: diversi abitanti si uniscono alla banda della Maiella.

1947, è ricostituito il comune di Abbateggio dopo la soppressione voluta nel 1929 da Mussolini, che lo unì a Roccamorice sotto la giurisdizione di San Valentino.

DA VEDERE

Il piccolo abitato di Abbateggio è costituito da un nucleo antico di casette in candida pietra locale, aggrappate a uno sperone roccioso che domina la stretta valle del Fosso Fonte Vecchia, e da una parte più recente, risalente ai primi anni del Novecento.

La parte più antica del paese si presenta dunque come un minuscolo borgo di piccole case in pietra, tortuose stradine e ripide scalinate, scendendo le quali ci si affaccia verso i verdi panorami che circondano il paese. Il nucleo più alto, invece, è costituito di case rurali in pietra con le caratteristiche dipendenze (stalle, fienili, depositi), in parte ancora utilizzate dagli agricoltori locali, inframmezzate da orti e piccoli campi, e da alcune eleganti abitazioni signorili a due o tre piani.

Nel centro storico, corrispondente al sito in cui sorgeva il castello di Abbateggio ricordato negli antichi manoscritti, è da visitare la chiesa di San Lorenzo Martire , a pianta rettangolare e a una sola navata, con facciata rinascimentale e portale in stile quattrocentesco. Al campanile quadrangolare si accede con una pregevole gradinata a chiocciola, piccolo capolavoro in pietra locale. Il suo interno è in stile barocco, con semicolonne rettangolari con capitelli, rosoni e stucchi. Forse le decorazioni sono opera dello stuccatore ticinese Pietro Francesco Canturi. Di discreta fattura sono la statua lignea del Patrono e l’acquasantiera secentesca in pietra scolpita. Su un colle roccioso di fronte al borgo, con vista sul Gran Sasso, i monti della Maiella e del Morrone e il mare Adriatico, si trova il santuario della Madonna dell’Elcina. La chiesa è eretta sul luogo in cui si tramandano alcune apparizioni mariane tra XV e XVI secolo, e ha dunque un notevole valore religioso per l’intera vallata. Oggi si presenta nella sua ricostruzione del 1927, ma è di antica fondazione. Dentro un’edicola è collocata la statua della Madonna dell’Elcina in terracotta tinteggiata, databile ai primi decenni del XVI secolo. Sotto l’altare è posto un tronco di elce (leccio) considerato un resto dell’albero sul quale apparve la Vergine, mentre presso l’altare, sul lato sinistro, un olio su tela rappresenta la Madonna in tunica rossa e manto azzurro, seduta su un albero, che tiene fra le braccia il Bambino. Nonostante risalga al Seicento, il quadro, secondo la devozione popolare, sarebbe lo stesso che la Madonna fece trovare ai due pastorelli cui apparve.

La chiesa della Madonna del Carmine, recentemente ristrutturata, è di piccola fattura, in pietra locale, a pianta rettangolare a una sola navata, con volta a botte e calotta dell’abside a semicupola. Se ne ignora l’anno di costruzione, ma è certo che nel 1743 esisteva già. La chiesetta dedicata a San Biagio, nella contrada San Martino, è stata ristrutturata nel 1986. Il busto del santo posto sopra l’altare è in pietra scolpita a mano e di autore ignoto. A 5 km dal borgo si trova il sito archeologico di Valle Giumentina, una delle principali testimonianze del Paleolitico inferiore e medio in Abruzzo. Vi si ammira un gruppo di capanne a tholos, notevoli per fattura e dimensioni. Si tratta di strutture in pietra a secco costruite da pastori e contadini come ripari; la loro forma ricorda i trulli pugliesi e i nuraghi sardi. L’edificio principale del gruppo, l’unico a due piani, è il più grande degli esemplari sparsi nella zona. Altri complessi si trovano nel territorio di Roccamorice, dove sono da ricordare i tholos di La Valletta e di Colle della Civita.

Altri siti archeologici sono emersi in contrada Sant’Agata e al bivio Col di Gotte. Nel primo è stato riportato alla luce l’altare votivo di una piccola chiesa altomedievale, al quale le donne devote a Sant’Agata si recavano per propiziarsi la fecondità e l’abbondanza di latte. Gli scavi condotti nel secondo sito hanno rivelato la presenza di un ampio complesso ascrivibile al periodo italico (II-I secolo a.C.) e restituito frammenti di statue di grande importanza. Tra questi, la parte inferiore di un busto, con attacco delle gambe e, fra le gambe, una testina di figura di minore rango; la parte di mano con sei dita è il particolare che consente di riconoscere nella figura principale il dio Ercole. La presenza del dio va messa in relazione a una fonte sacra, e proprio a lui era forse dedicato il santuario che sta riemergendo dalle nebbie della storia.

IL PRODOTTO DEL BORGO

Riscoperto tra le sementi delle famiglie contadine, da anni il farro è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali e della Pro Loco, che cercano di favorire la reintroduzione di questo cereale nell’alimentazione moderna. Il farro è un antico alimento, coltivato in area mediterranea sin dagli Egizi, la cui ricchezza consiste nella scarsità di grassi e nell’abbondanza di amidi.

IL PIATTO DEL BORGO

Insalata e minestra di farro.

ALTRI MOTIVI DI APPREZZAMENTO

Abbateggio si trova ai bordi settentrionali del Parco Nazionale della Maiella. Nei dintorni del borgo si trova la Macchia di Abbateggio, uno dei boschi più intatti che ammantano le pendici di questa montagna. A 960 m sul versante nord-occidentale della Maiella s’incontra la sorgente La Morgia con i suoi fenomeni carsici, che si manifestano con infiltrazioni concentrate di acqua e con successive riemergenze a quota più bassa. Da Abbateggio può iniziare un viaggio alla scoperta degli antichi eremi nascosti tra le rocce della Maiella.

I più vicini sono quelli di San Bartolomeo di Legio, di Sant’Onofrio di Serramonacesca, di Santo Spirito a Maiella e la Grotta del Colle e diversi eremi situati nel territorio del comune di Caramanico. Tutta la montagna è percorsa da una fitta rete di sentieri, che permettono di compiere brevi passeggiate o lunghe e impegnative escursioni.

MUSEI E GALLERIE D’ARTE

Ecomuseo della Valle del Lejo: ha lo scopo di mettere in sicurezza i siti di archeologia industriale e mineraria dismessi e di valorizzare il patrimonio naturalistico del territorio. Alcuni reperti emersi dagli scavi nei siti archeologici di Sant’Agata e del bivio Col di Gotte sono custoditi presso la Casa Comunale.

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