Il Borgo Rango – Trentino Alto Adige

IL NOME

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Il toponimo Rango deriva dal celtico randa che significa “limite”: infatti il borgo, oltre ad essere il limite della Pieve del Bleggio, era l’ultima frazione abitata prima del passo Durone.

Invece Bleggio – Blec nel dialetto locale – deriva da blese, termine prelatino che significa “pendio erboso”.

LA STORIA

2300 a.C., datano a quest’epoca i più antichi reperti del villaggio di palafitte di Fiavè. 199 a.C., i Romani sottomettono i popoli delle Alpi. 864, si ha la prima notizia della Pieve de Blezio. 1004, le valli del Sarca, come l’intero Trentino, trovano collocazione nel Sacro Romano Impero germanico come giurisdizione dipendente direttamente dal Vescovo di Trento, al quale resteranno fino al 1803.

1155, la soluzione di una controversia tra la comunità del Bleggio e quella di Rendena è affidata dal vescovo Eberardo al “giudizio di Dio”, cioè a un duello, vinto dal rappresentante del Bleggio. Le lotte tra comuni per i diritti riguardanti passaggi, monti e pascoli durano per tutto il Medioevo.

1525, scoppia la “guerra rustica”: i contadini si rivoltano contro nobili e preti incendiando castelli, conventi e chiese.

1579,scoppia la “guerra delle noci” quando il Vescovo di Trento impone ai giudicariesi il rispetto delle “compattate”, antiche regole che favorivano il Conte di Tirolo e vessavano ulteriormente la popolazione.

1703, il Bleggio scampa miracolosamente il pericolo dell’invasione francese, per questo fa voto della processione sul Monte San Martino.

1796, l’esercito di Napoleone invade il Trentino; nel 1803 cessa sulle valli la dominazione del Principe Vescovo di Trento.

1815, con il Congresso di Vienna il Trentino passa all’Austria.

1848, il Risorgimento arriva in Trentino; l’11 aprile a Tione viene issato il tricolore e formato un governo provvisorio ma la rivolta viene duramente repressa dagli austriaci.

1918, con la fine della prima guerra mondiale, la regione è annessa all’Italia.

DA VEDERE

Rango è il gioiello dell’altopiano del Bleggio e della Val Giudicarie, che domina fiera dall’alto. Salendo lungo i tornanti della valle, questo piccolo borgo compare alla vista praticamente all’improvviso, immerso in un silenzio quasi sacrale, rustico e compatto, scolpito nella montagna come una minuta e insieme raffinatissima opera d’arte. Con le sue antiche dimore addossate le une alle altre e collegate da portici, androni e corti interne, sembra un abitato fortificato, perfettamente conservato nella sua architettura tradizionale che ha pochi eguali in Trentino. Tra le antiche case e i portici rivive ancora il placido sapore di un tempo, ancora incontaminato dalla frenesia dei nostri giorni. L’anima di questo borgo è rimasta intatta nei secoli.

Dalla splendida bifora rinascimentale che vi accoglie all’entrata, eredità dell’epoca rinascimentale perfettamente coniugata con l’architettura tipica contadina del posto e abbellita da una magnifica meridiana, all’intreccio di edifici rurali, ai pont che conducevano all’aia, ai tipici androni (vòlt), al fitto sistema di cunicoli, corti interne(portec)e passaggi coperti per ripararsi dalle intemperie…

Questo magico pugno di case rurali parla ancora di un passato popolato di pellegrini, pastori, mercanti e viaggiatori solitari che qui usavano sostare e riposare. Le tipiche case rurali erano di grandi dimensioni, solide e massicce, spesso allineate in un unico blocco plurifamiliare sotto un unico tetto. Le abbellivano grandi portali, loggiati e le rastrelliere in legno per l’essicazione dei prodotti.

Queste case unitarie spesso mescolavano funzioni residenziali e rustiche: sotto un unico tetto più famiglie ma anche i loro preziosissimi animali. Accanto agli “appartamenti”, dunque, anche le stalle, ricovero del bestiame ma anche stanze calde e quindi luogo di aggregazione e teatro in inverno del filò, quando le donne filavano appunto la lana e gli uomini intrattenevano i piccoli con fiabe e racconti. Camminando a Rango è facile scorgere le caratteristiche aie, dove si usala tenere la legna, battere la biada e far scorazzare i bambini; i freschi avvolti, che erano usati come stalle e gli ampi solai, dove si depositavano fieno e granoturco.

Ancora oggi gli antichi vòlt si aprono ai visitatori in occasione dei mercatini di Natale. Tra luci, colori e profumi di festa, passeggiando lungo le vie e sotto gli androni, i visitatori scopriranno bancarelle con le prelibatezze enogastronomiche tipiche della valle e gli oggetti artigianali di esclusiva produzione locale. Nella piazza del borgo, abbellita da finestre e balconi adornati di fiori e pannocchie, trovate la grande fontana in granito,di forma quadrata, un tempo abbeveratoio delle greggi, oggi placido ritrovo per conversare. La testimonianza della funzione di passaggio del borgo si ritrova proprio nella complessa e armonica struttura architettonica del borgo: gli edifici si snodano l’uno attaccato all’altro, senza soluzione di continuità e comunicano tra di loro attraverso un fitto sistema di cunicoli, corti interne e passaggi coperti. I viandanti potevano passare per il paese attraverso gli androni e i cunicoli senza uscire all’aria aperta, evitando così di esporsi al freddo, alla pioggia o alla neve. Il tempo non ha intaccato questo prezioso patrimonio storico e architettonico che, anzi, con il passare dei decenni è stato ampiamente valorizzato.

Ne è riprova l’antica strada romanica che collegava Riva del Garda con il passo Durone passando per Rango. Uno dei più antichi e suggestivi percorsi del Bleggio, delimitato da muri a secco e da laste in granito e tonalite infisse verticalmente e ombreggiato di vecchi noci. Decenni fa Rango ha rischiato di spegnersi, soffocato da un’emigrazione massiccia. Negli anni Sessanta e Settanta il paese ha vissuto un periodo buio di completo abbandono. Oggi a Rango ci sono circa 150 abitanti, un numero che rimane più o meno stabile, nonostante l’inarrestabile invecchiamento della popolazione. Passeggiando nelle strette viuzze selciate si coglie ancora lo spirito della difficile vita contadina, tanto dura da spingere gli uomini ad emigrare per imparare a svolgere lavori oggi abbandonati o quantomeno in disuso come il moleta (arrotino),ombrelèr(ombrellaio), el carègheta (impagliatore di sedie) o il calièr (calzolaio). Nel borgo vi è anche un piccolo museo della Scuola.

Un’esperienza inedita e originalissima dove sono conservati gli oggetti e il materiale didattico della prima metà del novecento, utilizzati nelle scuole dei dintorni. Un viaggio nella memoria per ritrovarsi nella scuola del tempo passato. Da vedere, nel territorio comunale, sono anche il villaggio di Balbido, paese dipinto, con i suoi murales colorano l’ambiente e raccontano momenti di vita contadina, antiche leggende e vecchi mestieri; la chiesa di Santa Croce nell’omonimo borgo, sede dell’antica Pieve del Bleggio e raro esempio, per il Trentino, di edificio sacro in stile rinascimentale. In questa chiesa di ammirano la cappella di Santa Croce (1640) con lo splendido altare barocco di legno dorato che custodisce dal 1624 la Croce taumaturga, lo sfarzoso altare maggiore in marmo (1740) e lacripta romanica con frammenti di scultura dei secoli VIII e IX e tracce di affreschi anteriori al 1303.

IL PRODOTTO DEL BORGO

Le noci del Bleggio, coltivate sull’altipiano fin da metà ’500, si distinguono per gusto gradevole e nota speziata, guscio sottile e facile da rompere, dimensioni ridotte e forma allungata. La raccolta comincia nella seconda metà di settembre e si esegue ancora a mano. Le noci si acquistano direttamente dai contadini, che ne valorizzano il gusto trasformandole in profumate torte, pane tipico, robusto liquore nocino e nel raro salame alle noci.

IL PIATTO DEL BORGO

Se la noce del Bleggio è l’indiscussa protagonista della cucina locale, la vallata – compresa nella “Strada del Vino e dei sapori dal Lago di Garda alle Dolomiti del Brenta” – è ricca di altre proposte, quali la “ciuìga”, gustoso salame di antica origine contadina, confezionato con maiale e rape cotte e oggi presidio Slow Food; e inoltre le saporite patate di montagna, i formaggi di malga e del caseificio Fiavè-Pinzolo, tra cui la Spressa delle Giudicarie Dop, la “luganega” e in genere tutta la carne di maiale e di manzo, ottima nel Bleggio grazie alla lavorazione artigianale.

MUSEI E GALLERIE D’ARTE

Museo della Scuola, ricostruzione di un’aula scolastica della prima metà del Novecento con oggetti e materiali didattici originali, per un piccolo viaggio nella memoria.